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I prodotti giapponesi sono davvero sicuri?

I prodotti giapponesi sono davvero sicuri?La Commissione Europea ha emanato dei Regolamenti appositi in cui ha stabilito indicazioni sulle modalità di importazione dei prodotti alimentari giapponesi: si consiglia, ovviamente, di evitare l’acquisto di prodotti la cui produzione o confezionamento siano avvenuti dopo la data del tragico incidente. Chi intende selezionare operare una selezione circa gli alimenti a base di soia e di alghe dovrebbe leggere bene l’etichetta dei singoli prodotti.

Il nuovo regolamento CE 834/07 ha infatti reso obbligatorio il logo UE sull’etichetta con l’indicazione del tipo di agricoltura: Agricoltura Ue, Agricoltura Non Ue, Agricoltura Ue/Non Ue, Italia (se il prodotto è 100% italiano). Qualsiasi etichetta dovrà essere adeguata alle nuove regole europee entro il prossimo mese di Luglio 2012. Anche le aziende che importano in Italia prodotti giapponesi stanno effettuando controlli rigorosi, o stanno cercando di sostituire tali prodotti con altri equivalenti.

Per esempio, si acquista il miso in altre nazioni europee, il tamari in Belgio e negli Stati Uniti, mentre per le alghe ci si orienta per quelle che si raccolgono in Africa, nel Nord Europa o in Spagna. Monitoraggi e precauzioni consentono alle aziende di rassicurare i consumatori circa i loro acquisti. L’Unione Europea, dal canto suo, è intervenuta di recente con alcuni regolamenti specifici a definire in maniera dettagliata le analisi necessarie e i documenti che forniscono ampie garanzie sugli alimenti importati dal Giappone o altri Paesi.

Il tè verde prodotto in Giappone ha subito un brusco arresto nelle importazioni, in quanto le foglie sono risultate radioattive nella zona posta a circa trecento chilometri da Kukushima. Le esportazioni sono quindi bloccate dal mese di Giugno, e ora si attendono dei controlli sui prossimi raccolti. Resta comunque il problema delle piogge e dei venti che sono arrivati da Fukushima fino a noi e che potrebbero aver già contaminato sia l’ambiente che le persone. A noi consumatori spetta comunque il dovere di informarci per scegliere al meglio cosa acquistare senza lasciarsi prendere dal panico ingiustificato.