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Edouard Schurè “La leggenda del Buddha”

Edouard Schurè “La leggenda del Buddha”

Immaginate di leggere una favola. Sì, proprio una favola con il tradizionale incipit “C’era una volta…” Pensate ad un principe, figlio di un re giusto e amato dai suoi sudditi. Il suo nome era Siddharta. Il regno sul quale avrebbe governato sorgeva nel Nepal, a sud dell’Himalaya.

Fin dalla tenera età questo principe mostrò doti eccezionali, audacia e bontà di cuore. Suo padre, il re Suddhodana, pregustava per il figlio lunghi anni di ricchezza e prosperità. Siddharta imparò ben presto l’arte della meditazione, e spesso si ritirava per molto tempo in solitudine a meditare.

Il padre cominciò a preoccuparsi, chiese aiuto ai suoi consiglieri per “guarire” il suo adorato figlio da questa attrazione verso l’ascetismo e il raccoglimento. Il più anziano dei ministri gli consigliò di trovare una moglie al principe, così da distrarlo dai pensieri di penitenza e abnegazione.

Siddharta conquistò con dure prove quella che sarebbe diventata la sua amata sposa. La bella principessa si chiamava Yasodhara, e con lei Siddahrta andò a vivere in uno splendido castello che sembrava un Paradiso.

Qui il dolore e la tristezza erano banditi, tutto era organizzato al fine di far godere ai due le meraviglie e le gioie dell’amore. Nonostante la pienezza del sentimento che lo legava alla sua donna, Siddharta si sentiva spesso irrequieto ed insoddisfatto. Si ritrovava spesso a pensare a tutto quello che c’era fuori da quel Paradiso.

Ben presto la sete di conoscenza del principe diventò insopprimibile. Così una notte preparò il cavallo e mentre la sua dolce sposa dormiva ignara di tutto, lasciò il castello.
Non appena si allontanò dal suo regno, avvertì un senso di libertà e beatitudine. Cercò subito un mercante e vendette a lui i suoi sfarzosi abiti. E decise che da quel momento in poi avrebbe vissuto solo di elemosina. A lui si unirono alcuni giovani, anch’essi desiderosi di scoprire la Verità.

Nelle sue lunghe meditazioni il principe si domandava la ragione di alcune realtà che toccano l’uomo, come la vecchiaia, l’attaccamento alle cose terrene, la morte. E capì subito come il cammino che porta alla Realtà dello Spirito sia lunga e faticosa per ogni uomo che voglia intraprenderlo. Lui stesso dovette resistere più volte al richiamo delle tentazioni terrene che lo spingevano a lasciare il suo proposito.

Il Buddha (che significa il risvegliato) decise di insegnare ciò che stava scoprendo non solo ai brahmini e ai re, ma anche al popolo e alle donne. Voleva che la sua dottrina si diffondesse il più possibile. Ed infatti ben presto la fama di Buddha si estese in tutta l’India, e non solo. Le folle si radunavano intorno a lui per sentirlo predicare.

Tra le sue teorie, affascinante e piena di implicazioni filosofiche e morali è il karma, ovvero la reincarnazione.

Morì ad ottanta anni, e si dice che morì quasi camminando.

Il fascino e il carisma di quest’uomo non conoscono l’oblio del tempo. E dobbiamo riconoscergli una grandezza che va oltre il tempo e lo spazio. Leggere la favola della sua vita ci permette di penetrare nel Mistero dell’uomo e coglierne i suoi tratti essenziali. A voi la lettura e le conclusioni!

 

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